Terre di Toscana non si batte. Nel caso si apprezzi il vino Toscano nelle sue varie declinazioni ed interpretazioni non esiste nessun altro festival, fiera, evento di settore che soddisfi il palato e la curiosità di chi, per lavoro o per passione, si interessa del vino toscano. Il meglio è tutto riunito nello spazio di due sale e la forza di questo appuntamento, giunto ormai alla XVII edizione, è la densità critica di vini di qualità tanto da dover trascurare necessariamente anche vini davanti ai quali normalmente non ci si tirerebbe mai indietro. Bello, no?
Formula così testata e ben riuscita che spesso si ritrovano i nostri produttori preferiti al solito posto, anno dopo anno.
Che si può dire del giro di assaggi? – Terre di Toscana 2025
I rossi di Montalcino 2023, annata definita unica nella sua difficoltà, danno indicazioni confortanti. Sarà forse poco, ma probabilmente buono.
Assaggiati degli ottimi Brunello, sia 2020 e riserva 2019. Alcuni ottimissimi. Ciò che io personalmente ricorderò a lungo saranno i vini di Gianni Brunelli – Le Chiuse di Sotto, la veemenza profumiera dei Brunello di Podere Giodo, Percarlo 2021 di San Giusto a Rentennano e il bottiglione di Percarlo 2010 il cui assaggio ha “rinverdito il brivido blu” di una bottiglia bevuta qualche anno fa, Cappella Sant’Andrea e Colombaio di Santa Chiara che tengono alta, altissima la bandiera della Vernaccia di San Gimignano e Cianferoni da Radda – Caparsa per le cui bottiglie ho esaurito le parole di elogio. E poi altri e altri ancora che avranno la possibilità di essere riassaggiati in altre occasioni.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Grazie a un gentile invito abbiamo l’opportunità di gettare uno sguardo all’evento My Spirits, realizzato il 3 marzo al Teatro Cartiere Carrara di Firenze da Partesa, distributore del gruppo Heineken. Si tratta di una iniziativa rivolta alla clientela del settore ho.re.ca. (hotel, ristoranti e caffetterie), a metà tra la degustazione e l’intrattenimento, e come tale da giudicare.
La sala dominata da un grande palco rialzato su cui si avvicendano per dei brevi showcase alcuni dei bartender e barlady più in vista della scena della mixology italiana, trasmette l’atmosfera della festa.
Sul perimetro di quella che ordinariamente sarebbe la platea stanno i desk di 21 diversi fornitori di Partesa che propongono in degustazioni una scelta dei loro prodotti in purezza, per un totale di oltre cento referenze (si va dal gin alla vodka, dal rum al whisky, dalla grappa al mezcal, eccetera). Al centro della sala gli stessi fornitori allestiscono sedici mixology station con cocktail realizzati con i loro prodotti. Al piano superiore si tengono un paio di conversazioni (chiamate, forse con un pelo di enfasi in eccesso, masterclass) rispettivamente su aperitivi e agave.
Non staremo qui a parlare delle singole referenze degustate ma ne approfittiamo per segnalare almeno alcune note salienti che emergono dall’evento.
1.Essendo un evento dedicato a un segmento commerciale ben preciso, la selezione dei produttori va decisamente verso etichette e prodotti amichevoli, poco complessi, da conversazione più che da meditazione, e decisamente orientati alla mixology. Non mancano però prodotti che testimoniano una profondità di catalogo orientata anche verso una clientela più esigente (tra quel che ho provato, da ricordare almeno il London Dry Gin Disonesto e, soprattutto, il venerabile single malt Macallan 12 y.o. Double Cask) e che speriamo siano serviti a infondere un po’ più di coraggio in baristi e ristoratori nella compilazione della carta degli spirits per i propri locali, al passo di quanto si sta consolidando nell’offerta dei vini;
2. È sempre più evidente la crescente attenzione al mondo dei distillati da agave, la cui selezione in sala era infatti sicuramente la più interessante e non limitata a prodotti più tenui adatti per la mixology, rimarcata dalla proposta all’interno del programma di una piacevole conversazione/degustazione con Gabriele Riva, Brand Ambassador degli agave Altos e Del Maguey;
3.Ho trovato apprezzabile la scelta di arricchire la linea di prodotti denominata Liq.ID (prodotta direttamente per Partesa e composta perlopiù da spirits per la miscelazione) con alcune referenze da somministrazione che si segnalano per un competitivo rapporto qualità/prezzo, in particolare il Vermouth di Torino e l’Amaro Ottanta, che certo non sfigurano al confronto con la gran parte dei prodotti da banco che vanno per la maggiore in bar e ristoranti, anzi;
4. Mai avrei detto di poter riconoscere un senso non solo commerciale all’offerta di premiscelati di un mega-distributore e invece… che dire? La scelta di cocktail ready-to-drink alla spina della linea Mixum certo non andrà accostata alle creazioni che i vari Julian Biondi, Cinzia Ferro, Giuliana Giancano e Bruno Vanzan proponevano dal bar allestito sul palco del teatro ma mi è sembrata una sicura scialuppa di salvataggio, ripensando ai vari velenosissimi spritz, gin tonic, gin lemon ecc. propinati in alcuni circoletti di periferia (e non solo) da baristi meno che improvvisati. Sinceramente mi pare una soluzione più che consigliabile per chi non ha un bartender abbastanza affidabile e per situazioni di grande affollamento ed esigenze di servizio rapido (penso soprattutto ai bar dei concerti o degli eventi sportivi).
Alla fine me ne vado, lo ammetto: un po’ barcollante, rigorosamente a piedi, osservando con scrupolo i precetti della campagna #bevoenonguido sostenuta da Partesa, che accompagna i tanti inviti alla responsabilità con la distribuzione in abbondanza di etilometri usa-e-getta, la cui diffusione gratuita in tutti i luoghi della ristorazione e della vita notturna sarebbe probabilmente più utile alla diffusione di un consumo consapevole rispetto a tanti terrorismi psicologici basati su multe e sanzioni spaventose.
Vivo e lavoro con i libri e tra i libri ma sotto sotto penso in ogni istante a cosa si potrebbe mangiare e bere di buono alla prima occasione. Dei posti in cui sono stato bene amo parlarne con entusiasmo agli amici. Adesso anche qui.
Anteprima l’Altra Toscana – Mi consento di usare uno slogan da campagna elettorale malriuscita solo perché in effetti la manifestazione ha questo nome.
L’ALTRA TOSCANA È POSSIBILE
L’altra toscana
Un’altra Toscana è possibile, anzi c’è. E si raduna al Palazzo degli Affari di Firenze per una anteprima voluminosa. 13 denominazioni presentano le nuove etichette, tra bianchi e rossi svariate centinaia di proposte. Non so perché mi aspettavo di trovare anche il Morellino di Scansano, ma non c’era e ci son rimasto male e poi mi sono rinvenuto ed è riemerso il ricordo, nel tourbillon delle Anteprime Toscane, dell’evento congiunto col Consorzio del Chianti.
Sarà per la prossima volta…
Presenti invece Maremma Toscana, Montecucco e Montecucco Sangiovese, Cortona, Chianti Rufina, Terre di Casole, Suvereto, Val di Cornia e Rosso della Val di Cornia, Carmignano, Barco Reale di Carmignano e Vin Santo di Carmignano e IGT Toscana.
Una manifestazione che ritengo importante per offrire la giusta visibilità e il giusto riconoscimento a territori dove si lavora da tantissimo tempo, ad esempio Rufina e Carmignano, così come quelli in cui l’impegno è cominciato in tempi più recenti, ma senza difettare di entusiasmo e competenza.
Manifestazione peraltro organizzata molto bene. Spazi luminosi, servizio pronto grazie alla Dinamica Sommelierie messa in scena dall’AIS e ci tengo a precisare, perché non è cosa da poco, che nemmeno una goccia di vino è stata versata sulla mia parte di tavolo. Complimenti!
Passiamo agli assaggi.
Salto i bianchi e decido di concentrarmi sul Sangiovese.
Sangiovese
Chianti Rufina
Parto dal Chianti Rufina con una selezione, assaggiare tutto è impossibile, di bottiglie dell’annata 2021 di Terraelectae il progetto di promozione delle eccellenze assolute del territorio.
Inizio davvero scoppiettante. L’annata probabilmente agevola, ma i campioni da me assaggiati sono, nella loro peculiare interpretazione, quasi tutti di alto livello.
Sono tutti Chianti Rufina Riserva. In ordine di assaggio:
Vigna Colonneto di Villa Travignoli
Mi ricorda per stile e profondità certi Bucerchiale bevuti in passato. Balsamico, terroso, secco e poco indulgente, tannino molto compatto, potrei definirlo anche “divisivo”, ma in senso ovviamente elogiativo.
Vigneto Quona de I Veroni
Bello. Abbondano l’agrume, il frutto rosso, le spezie, fluente, pieno di gusto, equilibrato. Socialdemocratico…
Vigna Poggio Diamante Tenuta Bossi
Lo trovo leggermente sovramaturo in principio, poi si arrichisce con l’arieggiamento e sviluppa ricordi di lavanda. Sorso equilibrato, in finale apre assai, il meno energico di tutti i campioni.
Vigna Montesodi di Frescobaldi
Finezza. Molta finezza e precisione di tratto. Marasca, Mandarino, Mentolato/balsamico, arioso, note di sottobosco appena accennate. Palato tutto in tiro, calibratissimo seppur giovane.
Vigna Montefiesole di Grignano
Eleganza, rigore e fedeltà alla tipologia. Giovane, non propriamente approcciabile da subito.
Vigna Le Rogaie di Colognole
Il più chiaro e tannico. Ricordi delicati di piccoli frutti rossi, dopo la prima fase di chiusura si apre. Vino asciutto nella forma,
Vigneto Erchi di Selvapiana
Vino ampio, dalla fruttuosità mostruosa, speziato, terroso, sanguigno.
Sorso largo, avvolgente. Tannino di carattere, caldo. Appena troppo caldo.
Vigneto Lastricato di Castello del Trebbio
Ricordi di frutto maturo e scorza di arancio, note balsamiche.
Vino molto tattile che cerca la distensione, ma credo ci vorrà un po’.
Vigna alla Stele di Frascole
Il meno aperto sulle prime, ma poi si assesta su una discreta fragranza. Luminoso, con sentori di melograno, erbe aromatiche, la struttura appare minuta, ma non difetta di forza espressiva e profondità.
Sinceramente vorrei portare tutti i nove campioni a casa.
Montecucco Sangiovese
Dal Chianti Rufina mi sposto, in realtà resto seduto al tavolo, verso il Montecucco Sangiovese. 11 campioni per cercare qualche conferma delle buone sensazioni avute lo scorso anno.
La Fonte 2021 di Tenuta Pianirossi
Bouquet originale con Resina di Pino, spezie, mora di gelso. Sorso morbidino, accomodante, non brilla per dinamicità. Piacevole.
Istrico 2021 di Villa Patrizia
Si sviluppa su toni cupi, terrosi. Fruttato, molto fisico, ha tannini quadrati, certo da rivalutare tra un po’.
Montenero 2020 di Montenero Winery
Colore chiantigianeggiante, molto mentolato, ribes, erbe aromatiche. Asciutto, ben disteso, tannino divertente, ampiamente godibile.
Campinuovi 2020 di Campinuovi
Un po’ acerbo, sia al naso, sia al palato. Ha un impatto molto tattile, ma poi tende a sparire.
Podere Montale 2019 di Podere Montale
Cassis e Pepe. Molto concentrato, voluminoso, ma in bocca alla fine trova una sua definizione.
Tribulo 2019 di Poggio Stenti
Chiarissimo, scorrevole, agile, tende al CLASSICO. Marasca ed essenze orientali.
Lavico 2018 di Amiata Vini del Vulcano
Quasi violetto. Ciliegia, resine, chiodo di garofano. Ha discreta freschezza, semplice il sorso.
Parmoleto 2019 di Parmoleto
Vino interlocutorio, probabilmente in una fase di poca “comunicatività”.
Vigna Allegra Riserva 2019 di La Banditaccia
Floreale, il più floreale dei campioni. Sapido, netto ed austero. Buono.
Viandante 2018 di Tenuta L’Impostino
Ciliegie ed eucalipto più sentori boisee. Pronunciati.
Coerentemente molto frutto, balsamico, caldo con tendenza all’amaro e all’astringenza.
Poggio Lombrone 2018 di Collemassari
Il colore attira, ma poi è burroso e breve.
Suvereto Sangiovese
Ce ne sono tre e li assaggio tutti e tre, ma mi pento.
Buca di Cleonte 2021 di Petricci e Del Pianta
Molto boisee, tannini molto piccanti, il meno Sangiovese di tutti i Sangiovese assaggiati.
Ciparisso 2020 de La Fralluca
Vino un po’ “verde”, ha un bouquet non banale, ma alla fine resta il ricordo della “paralisi facciale”.
Sangiovese 2019 di Gualdo del Re
Maturo e molto speziato, scuro, terroso, ha volume, ma risulta evanescente al gusto.
Val di Cornia Sangiovese – anteprima altra toscana
Uno solo, ma sorprendente.
Montepitti 2022 di Rigoli
Dal colore traslucido, è floreale, ricorda poi il chinotto e le carrube, la fragolina selvatica, fresco e invitante, tannico quanto basta, semplice, diretto, ma non scontato.
Fine primo tempo
Dopo questa carrellata di Sangiovese opto per una sestina di peso correndo il rischio che mi inneschi la voglia di PERONI e/o AGENO (si scherza…)
Chiamo dunque i Supertuscan – anteprima altra toscana
Apice 2021 di Amerighi | Syrah
Ma che bel vino!
Viola di colore, speziato (ovvio), ma anche pieno di frutto fresco. Vino vibrante. Col tempo si arricchisce di ricordi di gladiolo e incenso. La beva è semplice, nobilmente semplice.
Giusto di NOTRI 2022 di Tua Rita | CS80 ME10 CF10
Esplosione di Cassis e Doga del letto a castello. Si può pure pensare che in circa venti anni il legno sarà “integrato”, ma a me, nella migliore delle ipotesi, tra vent’anni il dottore avrà ingiunto di non bere. Nella peggiore sarò morto.
A parte gli scherzi questo non è un vino che si può giudicare adesso. E a mio avviso nemmeno bere. C’è tanto, troppo di tutto.
Ghiaie della Furba 2021 di Capezzana | CS50 ME25 SY25
Vino che ha bisogno di aria. Chiuso al naso, forse non è il suo momento. Ci vuole un po’ per cominciare a sentire del profumo di terra secca e a seguire più tenui rimandi di frutto scuro e spezie. In bocca al momento ha troppa presa. Da riassaggiare.
Quercegobbe 2022 di Petra | Merlot
Cenere, mirtillo, vaniglia.
Rotondo, ma ha una sua bevibilità. Non trascendentale.
Montechiari 2021 di Montechiari | SN ME CS CF
Sarà forse l’annata e il MESCOLONE (affettuosamente), ma sugli altri spicca.
Pepe e frutti di bosco, ma anche sanguigno, resine, arancia.
Il sorso funziona, certo ha volume e non è verticale, ma ha un lungo finale ben concertato.
Oreno 2022 di Tenuta Sette Ponti | CS ME PV
Possente e ruffiano. Vagamente zuccherino, volendo lo si può bere adesso, ad esempio con il Dolceforte, ma probabilmente anche poi.
Credevo di averne abbastanza, ma a quanto pare bere seduti in silenzio aiuta a sputare praticamente tutto, e invece di 6 Peroni chiamo altri 6 vinoni ché c’ho preso gusto.
ALTRI SUPERTUSCAN – anteprima altra toscana
Siepi 2022 di Castello di Fonterutoli | SAN ME
Giovane, ma volendo si può bere. Timido al naso, ma il suo punto forte è il sorso. Sapido e decisamente lungo nonostante una trama tannica fitta. E soprassedendo su quell’alcool un poco brado…
Ripa delle More 2022 di Tenuta Vicchiomaggio SAN CS ME
Vino un po’ verde, con sentori vegetali in primo piano. Non è il suo momento.
Cercatoja 2021 di Buonamico SAN SY CS
Humus, sentori ematici, di agrume e di spezie. Molto ordinato. Anche il sorso è lineare e scorrevole, pur come può essere scorrevole un vino di questo calibro. Finisce molto largo.
Modus Primo 2021 di Ruffino ME SAN CS
Sovramaturo ed etereo, possente e caldo, ma anche un po’ enigmatico nella sua identità così poco delineata. Io non riuscirei a trovargli una collocazione in alcun contesto.
PerPiero 2020 di Tenuta Moraia SAN CS CF
Cassis, spezie dolci, vegetale aromatico. Di forma netta. Secco, con tannini sviluppati, davvero ben definito. In questo caso sarei curioso di riprovare, subito o tra un po’.
Avvoltore 2019 di Morisfarms SAN CS SY
Tra questi Supertoscani e’ quello col bouquet più complesso. Cenere, eucalipto, noce moscata e a seguire il frutto scuro.
Il sorso è un po’ duro, non durissimo e il vino si potrebbe agevolmente bere, al momento nonostante i 6 anni passati dalla vendemmia, ma innesca un bel pensiero su qualcosa che potrebbe succedere.
Su questa speranza generata da Avvoltore chiudo il quaderno e me ne torno pian pianino al treno come si conviene all’omo intelligente che “quando piove porta l’ombrello”.
Versare il vinoDue accessori fondamentali – anteprima altra toscanaSommelier Dinamici – anteprima altra toscana
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Eventi Vino 2025 – Calendario degli Eventi del Vino in Italia ovvero Dove andranno nel 2025 gli Enomaniaci?
Eventi Vino 2025? La scelta non manca ed ecco qui un calendario degli eventi del vino con una selezione delle migliori occasioni italiane. Benvenuti nella nostra guida semicompleta agli eventi del vino in Italia, dove potrete scoprire le più prestigiose manifestazioni enogastronomiche del Bel Paese. Dalle degustazioni alle fiere del settore, vi condurremo alla scoperta delle tradizioni vinicole italiane, offrendovi un’esperienza unica nel mondo del vino. Scoprite con noi i luoghi e le date dei principali eventi, e lasciatevi guidare alla ricerca dei migliori vini e delle eccellenze enogastronomiche italiane. Benvenuti nel meraviglioso mondo del vino italiano!
quasi 500 cantine dalle Langhe, Roero e dal resto del Piemonte, pronte a presentare in anteprima le nuove annate delle DOCG e DOC. Per tutta la durata dell’evento vi sarà una sala degustazione dedicata alla stampa con le ultime annate rilasciate in commercio di tutte le DOCG e DOC del Piemonte.
LA TUSCIA DEL VINO
27 gennaio a Caprarola (VT) presso le Scuderie di Palazzo Farnese
Giovedi 20 febbraio al Palazzo degli Affari di Firenze si potranno degustare le nuove annate di: Maremma Toscana, Montecucco e Montecucco Sangiovese, Cortona, Chianti Rufina, Terre di Casole, Suvereto, Val di Cornia e Rosso della Val di Cornia, Carmignano, Barco Reale di Carmignano e Vin Santo di Carmignano e IGT Toscana.
Il Salone del Vino di Torino è un progetto teso alla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo del Piemonte, che vuole portare nel capoluogo cantine storiche, giovani vignaioli, consorzi e associazioni di tutela.
Tornano in degustazione a Milano i vini delle Cantine più premiate dalla critica al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci Via Olona 6 bis 20123 Milano
Lunedì 10 marzo 2025, dalle 9:30 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 17), a La Centrale di Nuvola Lavazza in via Ancona 11/ A a Torino, si svolgerà la settima edizione de La Prima dell’Alta Langa
SoloVino torna a Santo Stefano Roero (CN) il 15 marzo 2025 e riunirà circa 30 produttori dall’Italia e dalla Francia, per celebrare la passione per il vino e il profondo legame con il territorio.
22 marzo a Frascati, organizzato da Fisar Roma per valorizzare e promuovere il vino del territorio a partire dal suo prodotto per antonomasia, il Frascati.
Albenga (SV), Ex Chiesa di San Lorenzo, Piazza Rossi – 23 e 24 marzo 2025 Le Prime di Vite In Riviera. Venti cantine del Ponente Ligure presentano le nuove annate (info su www.viteinriviera.it)
Teranum
Al DoubleTree by Hilton di Trieste il 29 marzo. Una giornata dedicata ai rossi del Carso.
Il 31 marzo 2025, presso l’NH Hotel Collection Piazza Carlina di Torino, si terrà l’Anteprima del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, un evento dedicato alla scoperta della nuova annata di un vino che racchiude il fascino e la complessità di un vitigno raro e prezioso.
Calendario Eventi del Vino – aprile 2025 – Festival Vino
5 e 6 aprile per l’evento organizzato da Alois Lageder presso villaggio vinicolo di Magrè, in Alto Adige.
“SUMMA è un evento all’insegna della spensieratezza e della curiosità, dove stress e noia non sono di casa, né per i visitatori né per i produttori di vino. Uno scambio reciproco in un ambiente accogliente dal sapore storico. Allargare i propri orizzonti. Lasciarsi ispirare. Celebrare insieme…”
degustazione itinerante per rivivere la storia dei vini Classici della Valpolicella: il Valpolicella, il Superiore, il Ripasso, il Recioto e l’Amarone.
Quiliano (SV) – Palazzetto dello Sport – 23 novembre 2025Granaccia e Rossi di Liguria. Panoramica della produzione di vini rossi e rosati da tutta la Liguria con oltre 60 cantine presenti (info su www.viteinriviera.it
Calendario Eventi del Vino – dicembre 2025 – Festival Vino
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Slow Wine Fair 2025: un evento imperdibile per gli amanti del vino sostenibile
Una delegazione de L’Enonauta è pronta a raggiungere Bologna per la quarta edizione della Slow Wine Fair, la fiera internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto, che si terrà a BolognaFiere dal 23 al 25 febbraio 2025. L’evento rappresenta un appuntamento imperdibile per appassionati, professionisti del settore e produttori vinicoli che condividono l’impegno per un’agricoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente.
La Slow Wine Fair si distingue per la sua attenzione alla qualità e alla sostenibilità dei vini presentati, selezionati secondo i principi di Slow Food, l’associazione internazionale che promuove un’alimentazione buona, pulita e giusta. La fiera offre un’occasione unica per degustare vini di alta qualità, conoscere da vicino i produttori e scoprire le ultime tendenze del settore.
È importante sottolineare che l’edizione 2025 della Slow Wine Fair si concentrerà su un tema cruciale per il futuro del settore vinicolo: la sostenibilità lungo tutta la filiera.
Dopo aver esplorato temi come la crisi climatica e la fertilità del suolo nelle edizioni precedenti, quest’anno l’attenzione si sposterà sull’impatto ambientale del vino a 360 gradi, dalla vigna alla bottiglia.
Cosa significa questo?
Packaging: si discuterà dell’importanza di ridurre l’impronta ecologica degli imballaggi, privilegiando materiali riciclabili e leggeri.
Logistica: verranno analizzate le diverse modalità di trasporto e stoccaggio del vino, con l’obiettivo di minimizzare le emissioni di CO2.
Certificazioni: un focus sulle certificazioni vinicole, per aiutare i consumatori a riconoscere i vini prodotti in modo sostenibile.
La Slow Wine Fair 2025 sarà quindi un’occasione unica per produttori, esperti e appassionati per confrontarsi su queste tematiche, condividere buone pratiche e trovare soluzioni innovative per un futuro del vino più sostenibile.
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
A Montepulciano giocano di anticipo sulle altre ANTEPRIME TOSCANE e il 3 di febbraio sono già alla Fortezza a presentare le nuove annate, ma soprattutto la prima uscita delle prime bottiglie del progetto “Le Pievi”.
Mi chiedeva Riccardo Viganò girando tra i tavoli “c’era bisogno di questa cosa?”. Io personalmente non so se ne fosse stato avvertito il bisogno, ma quel che comprendo della scelta è invitare produttori e consumatori a focalizzare sulle forze generatrici del prodotto di Montepulciano. Il vitigno e la terra con le sue peculiarità. Rivendicando così l’unicità del prodotto e l’irripetibile congiunzione di forze che lo rende possibile. Questo lo comprendo.
Il prezzo d’uscita, come per i Gran Selezione del Chianti Classico, mi lascia perplesso. Decidere che un nome, più che una reale concomitanza di fattori, debba costare 90 euro in una fase di forte contrazione delle vendite e sapendo che non sono diffusissimi i luoghi dove tutti quei fattori alla fine “concomitano” realmente non mi convince.
Detto questo gli assaggi confermano e anzi amplificano le buone sensazioni ricevute nel recente passato.
Anteprima Nobile Montepulciano 2025 – gli assaggi
Ogni singola bottiglia de Le Pievi è risultata molto buona in prospettiva, l’annata certo ha reso più agevole l’esordio, e anche in atto. Un disciplinare così rigoroso ha probabilmente contribuito a far si che i vini tendano a somigliarsi molto, ma c’è da dire che, perlomeno per quanto riguarda i campioni da noi assaggiati, è un somigliarsi nella qualità.
(RV)
Ero assolutamente astemio di Nobile di Montepulciano prima dell’evento. Ho cercato quindi di informarmi sulla denominazione partendo dal disciplinare. La cosa che più mi straniva era la presenza dei vitigni complementari, internazionali inclusi, fino al 30% del totale. Non ho mai capito se sia dovuto a ciò che chiede il mercato o se sia per produrre un prodotto apprezzabile anche in zone in cui il Sangiovese non sia diciamo al Top.
Durante l’anteprima ho avuto un piacevole l’incontro con la vicepresidente del consorzio, la signora Susanna Crociani, titolare dell’omonima azienda. Mi ha spiegato nel dettaglio il disciplinare che porta al prodotto Pieve. Oltre alla zonazione storico-pedologica, all’età minima delle vigne, all’aumentata quantita di sangiovese sul totale e al maggiore tempo di affinamento si è deciso di andare oltre. Tramite analisi chimiche dei fenoli volatili si è così in grado di garantire prodotti privi da difetti come brett o altro, una ulteriore garanzia per il consumatore sceglierà “Pieve”.
Bere in “anteprima” non è un lavoro facile e non mi sento ancora in grado di giudicare alcunché. Devo dire che mi aspettavo prodotti molto carichi e con tannini ingestibili invece tutto l’opposto. Ovviamente stiamo bevendo Sangiovese quindi ci sono acidità e grip, ma quello che mi è rimasto piacevolmente impresso è lo slancio di questi vini verso l’alto e non verso la pienezza/potenza. Le cantine assaggiate che più mi hanno lasciato colpito sono La Bèrne, Tiberini, Crociani con un ’19 super, DeRicci con il 19 Rupe del sasso, Il Molinaccio e Tenuta di Gracciano della Seta.
Appuntamento imperdibile (Vini Migranti) per noi Enonauti Toscani. Si è svolta presso i locali della Manifattura Tabacchi di Firenze ed era la quinta edizione di questo festival. La manifestazione punta a non essere solo un mero mercato del vino ma a creare nuove connessioni tra produttori e utenti, raccontando e spargendo semi di diversità, storie di integrazione e di sostenibilità. Il prodotto vino visto come messaggero di una cultura del saper fare e del saper stare insieme. Oltre novanta produttori si sono trovati vicini permettendoci così di passare da un Assirtiko di Creta a un Merlot bordolese. Dalla Sicilia al Trentino passando ovviamente per tanta Toscana. Dopo tante parole passiamo ai fatti liquidi. In ordine di degustazione ho assaggiato:
ASSAGGI VINI MIGRANTI 2025
1 – Champagne Legretes et fils
2 – Clotilde Legrand Loira
3 – Domaine de Cocagne Loira
4/5 – Damien Guadagnolo dalla Jura
6 – Barnanacoli da Salina
7 – Francesca Castaldi Alto Piemonte
8 – Tikal Narural Argentina
9 – Mersel dal Libano
10 – Salvetta Alto Adige
11 – Jure Stekar e Vigna Leban dalla Slovenia
12 – Chateau Fourton La Garenne da Entre deux meres Bordeaux
13 – Paterianaki da Creta
14 – Volcanalia Veneto
15 – La Ricolla Genova
16 – Marta Valpiani Romagna
17 – Le due Terre dal Friuli
18 – Iuli e Crealto dal Piemonte
Questa mia selezione era chiaramente ideata per non bere la solita Toscana cercando di assaggiare tutto l’estero alla ricerca di novità. I vini che più mi hanno colpito in senso buono sono stati sicuramente quelli di Bordeaux. Di impatto e potenza ma eleganti, con un prezzo fiera da 20 euro imbattibile. Dal produttore di Jura ho trovato il Trousseau molto intrigante ma solo quello… Di Iuli e Crealto il Baratuciat, sarà perché fa figo come nome da usare e scrivere, ma di sicuro lo riberrei volentieri. La Nosiola di Salvetta con qualche anno sulle spalle è un ottimo prodotto come il loro Vino Santo. Come dicevo prima ho escluso tanti amici/produttori ma come si fa a bere tutto??? Sarà capitato a tutti di dirsi: “oggi solo novità” e poi trovarsi ovviamente davanti a Cuna o Amerighi. Invece sguardo ben dritto sull’agenda con i produttori da provare e via verso il domani!
Nota a margine per il capitolo orange wine, o macerati che dir si voglia: Stekar, specialmente con la linea Filip, veramente di carattere e poi Volcanalia con il Patapum e il Battibaleno due macerati a base garganega che sicuramente finiranno su happyorange.wine
A presto cari Enonauti. Ci vedremo presto a Montepulciano per l’anteprima.
ECCOPINÒ 2025 – il manifesto di una comunità variegata
un manifesto di intenti, non di stile
Chi fosse andato lunedì 13 gennaio a Scarperia, ma anche un po’ a San Piero a Sieve, allo Spazio Brizzolari per ECCOPINÒ 2025 con la speranza di incontrare la dimostrazione dell’esistenza di una linea stilistica chiara che unifichi i Pinot Neri appenninici con un tratto netto, montano, appenninico per l’appunto, sarebbe rimasto sicuramente deluso. Chi fosse andato cercando la scabrezza, l’asciuttezza delle forme, la sottrazione come si va cercando sul decantato Etna, derivate dall’altitudine o da ciò che viene nominato col consunto termine terroir, non l’avrebbe trovata. Se esiste un’anima precisa in ciò che comunemente chiamiamo territorio, io ad esempio non lo penso, essa dovrebbe essere principalmente agevolata, aiutata a manifestarsi. Io trovo che si manifesti di rado e non solo grazie al territorio, ma principalmente grazie alla condivisione di certe pratiche di base del fare vino in strettissima relazione con le condizioni pedoclimatiche. In Toscana mi si è manifestata nei vini di Lamole e di Radda. Altrove quasi mai. In questo caso il territorio rappresentato si estende tra la Lunigiana dell’Azienda Casteldelpiano che si trova a Licciana Nardi sotto la Alpi Apuane fino alla Fattoria Brena che si trova invece in un angolo parecchio remoto della montagna cortonese con un piede praticamente in Umbria, passando per la Garfagnana, il medio Serchio, la valle della Sieve, il Mugello, il Casentino e magari un giorno anche dalla Montagna Pistoiese. Un arco lungo approssimativamente 200 chilometri composto da luoghi caratterizzati da specifiche climatiche, orografiche e pedologiche non paragonabili. E non si può dire che tra le 12 cantine partecipanti a questo evento si riscontri uniformità nell’approccio agronomico così come nelle metodiche di cantina.
Chi c’è andato ha però trovato la testimonianza di una comunità variegata che ambisce a essere riconosciuta come operosa, ispirata, volenterosa, sotto il segno unificante del Pinot Nero. Una comunità che ambisce a far conoscere le potenzialità del territorio e la sua vocazione per la viticoltura di qualità, espressamente per il Pinot Nero, e l’intensità del proprio impegno nella salvaguardia del territorio e nella sua promozione. Cito a memoria il senso di due interventi dall’incontro coi produttori del mattino, sperando di ricordare bene soprattutto i protagonisti, che a mio avviso spiegano bene le finalità del progetto. Michele Lorenzetti, agronomo e fondatore di Terre di Giotto a Vicchio, che ricorda come altri territori abbiano costruito la propria fama e strutturato il proprio fare in più secoli e che dunque l’esperienza dei Viticoltori dell’Appennino Toscano, cominciata o ri-cominciata una ventina di anni fa, sia ancora considerabile embrionale e aperta. A sottolineare la consapevolezza di quanto sia stato fatto e quanto ancora sia da fare per l’affermazione definitiva di questa realtà. Marco Bigioli dell’Azienda Ornina che racconta come da sue ricerche sulla presenza e l’attività umana nel territorio si possa evincere che in Casentino, come in altri luoghi dell’Appennino, l’uomo ha ceduto al bosco molto di quanto nei secoli gli aveva invece strappato col suo lavoro. Testimonianza simile ad altre da me raccolte negli anni in altre zone con un passato glorioso nella produzione di vino di qualità, spopolate di forze produttive dall’industrializzazione e dall’inurbamento e che stanno riscoprendo nel presente la loro antica vocazione. Ad esempio l’Alto Piemonte. Molto da fare dunque per questi Vignaioli determinati a lavorare e prosperare nei loro luoghi d’origine.
Chi scrive, senza fare graduatorie di merito in questo contesto che non aveva niente del competitivo, ha trovato del talento e delle capacità distribuite senza regolarità, qualche naïveté, ma anche del coraggio e della volontà. Non mancano interpreti a mio avviso più e meglio avviati nel dare forma concreta a vini espressivi e di ottima fattura che volendo potrebbero fungere da esempio e battistrada.
I complimenti da parte de L’Enonauta all’ottima organizzazione dell’evento a cura di AFFINAMENTI.
A Eccopinò 2025 erano presenti le Aziende:
Caasteldelpiano (Lunigiana), Macea (Garfagnana), Fattoria di Cortevecchia (Mugello), Tenuta Baccanella (Mugello), Terre di Giotto (Mugello), Bacco del Monte (Mugello), Il Rio (Mugello), Borgo Macereto (Mugello), Frascole (Mugello), Fattoria Il Lago (Mugello), Ornina (Casentino), Fattoria Brenta (Val tiberina).
A spingere il suo natante di tappi di sughero, nel grande mare delle cose del vino, sono il vento della curiosità, la “sete di conoscenza” e il piacere di condividere la mensa e la bottiglia. Non ha pregiudizi, non teme gli imprevisti, cambia volentieri idea, beve tutto con spirito equanime pur conservando le sue preferenze.
E questo blog è un diario di bordo a più voci, fatto di sensazioni e mai di giudizi. Sensazioni irripetibili, racconti di cantina, note di degustazione, percezioni talvolta chiare e talvolta oscure, non discorso sul vino, ma discorso dal vino e nel vino. Con l’umiltà di chi sa bene che il dominio dell’ancora da scoprire è vasto, che le bottiglie di vino sono tante e ci vuole molto impegno per berle tutte.
Nuovo viaggio per noi piccoli Enonauti sempre alla ricerca di nuovi terrruarrr. Obiettivo Mercato dei Vignaioli Indipendenti, 23-24-25 novembre a Bologna presso la Fiera. Apertura cancelli ore 11 noi già in fila alle 10 ben lontani dall’ingresso dopo aver pagato l’obolo al parcheggio Michelino da 5 euro al giorno. Onestissimo ripensando ai parcheggi a Piacenza che erano gratis, ma sul marciapiede. Comunque all’orario detto i cancelli si aprono e la fila magicamente scorre senza troppi intoppi, pochi minuti e siamo dentro. L’avventura per ritirare bicchiere e carrello durerà fino alle 12:05. Deprecabile e impensabile che al banco dei carrelli le addette della fiera si accorgano dell’assenza dell’energia elettrica alle ore 11 in punto e che non siano in grado di gestire la situazione evitando la scortesia e una maleducazione non giustificabile. L’incapacità cronica degli italiani nel fare una fila peggiora la situazione. Servirebbero le transenne come all’aeroporto con un serpentone obbligato. Vabbe comunque passiamo alla parte liquida del discorso…
Mi ero prefissato di bere tutti i produttori della Valtellina e qualche orange. Poi mi son fatto attrarre dall’alto Piemonte e dai Baroli, diciamo senza opporre troppa resistenza. La domenica invece dedicata ai vini macerati e a trovare produttori amici senza bere troppo per evitare di lasciare la patente sul banco. Che dire della Valtellina? Ogni anno che passa sempre meglio. Produttori degustati in ordine alfabetico: Dirupi, Franzina, Lanzini Marino, Mozzi, Pizzo Coca, La Perla, Le Strie, Terrazzi alti. (Lo so che mancano alcuni produttori ma potrò bere IL CHE MI PARE???) Scegliendo tra tutti direi Inferno di Pizzo Coca e Dossi Salati de I Dirupi. La domenica mi presento in netto anticipo, DEVO prendere il carrello! Meno male non è troppo freddo in coda! Passo a trovare gli amici di Cà Nova Gualdana con la loro ottima Malvasia macerata Anfora tigris in quel di Piacenza. La Pietra del Focolare con il loro vino di punta Solarancio, vermentino di Luni con breve macerazione molto corposo veramente ben fatto. Orzan Ivaldo, tappa fissa con Una Gnot e Zal Scur, vini dal rapporto qualità prezzo super. Francesconi Paolo per capire che l’Albana si può fare anche buona! Lupinc a Trieste con la sua Vitovska (attenti all’accento!). Anche questa avventura volge al termine, con il bagagliaio pieno e sempre più la sensazione di dover andare alla ricerca di vini ancora alla portata delle mie tasche!
E a voi enonauti come è andata a Bologna?
P.S.
Della bellezza del Fivi, nonostante le inevitabili difficoltà organizzative, non si può tacere. Principalmente per la sua funzione di testimonianza del vastissimo giacimento italiano di buon bere a prezzo giusto.
Va in scena la prima edizione di Stravino, la mostra mercato realizzata dalle delegazioni Fisar di Pistoia e Prato nelle serre di Toscana Fair, il ristorante ospitato all’interno dell’azienda Mati Pianti di Pistoia. Vale la pena di farci un salto, se non altro perché sembra finalmente una iniziativa enologica pistoiese realizzata con tutti i crismi per fare discreta divulgazione, e non solo cassa o bagordi. In effetti la realizzazione è pregevole. C’è sufficiente aria tra i tavoli di degustazione, un numero giusto di espositori proporzionalmente allo spazio disponibile e un’agevole accessibilità per il pubblico; almeno la domenica fino al primo pomeriggio ci si poteva muovere tranquillamente e avere il tempo di conversare con gli espositori, in buona parte presenti in prima persona. Principale limite logistico la modesta capienza dei parcheggi che, con la location stretta tra autostrada e superstrada, può preoccupare rispetto alla prospettiva di una (auspicabile) crescita. Lista degli espositori pubblicata con congruo anticipo per valutare e preparare la visita, offerta sufficientemente differenziata e rappresentativa di gran parte del territorio vinicolo italiano, con preponderanza per la Toscana (ovviamente) e il Veneto, e qualche lacuna che sicuramente in futuro verrà colmata (ma in fondo non è nemmeno troppo importante che lo sia). Perlopiù produttori piccoli e medio piccoli, meno noti al grande pubblico, e qualche sparuta etichetta anche da grande distribuzione che appare quasi fuori contesto.
Io e il mio compare enofeticista Massimiliano ci avventuriamo in una passeggiata domenicale di banco in banco, senza pretese, senza programmi, senza prendere appunti, guidati solo dalla curiosità e dal magnetismo delle bottiglie, decidendo per una esplorazione di bianchi e una esplorazione di rossi intervallate da una pausa.
Tra la qualità varia dei molti vini assaggiati mi preme segnalare quei pochi attimi che tra gli altri fuggenti e i molti dimenticabili mi hanno costretto a sostare, a fermarmi, a intensificare l’attenzione solo in virtù dell’emozione generata dal bicchiere. Non perché non ci fossero in degustazione altri vini meritevoli ma perché, come ben sanno i frequentatori molto amatoriali di questo tipo di eventi, la sorte gioca a mostrare e nascondere e, come in una affollata festa ai tempi del liceo, il sorriso da colpo di fulmine si può incontrare dietro un qualsiasi angolo ma può anche scivolarci accanto senza incrociare il nostro sguardo.
Tenuta Stella – Collio – Stravino Pistoia
Si spenda allora qualche parola per i bianchi biologici di Tenuta Stella, a Scriò (Gorizia), nel Collio. Tutti molto buoni ma in particolare si apprezzano le due ribolle ferme. La versione base integra la parte affinata in acciaio e quella affinata in tonneaux in un delizioso equilibrio in cui tutto il legno si è trasformato in un avvolgente gusto di pasticceria fine e vaniglia. Bottiglia per me addirittura più sorprendente, fatte le dovute proporzioni con le aspettative, dell’ottima riserva, che dai vari passaggi tra botte e tonneaux riceve in eredità una bella spinta di frutta essiccata e liquirizia senza che gli affinamenti vadano a incidere (anzi!) sulla freschezza del frutto. Vino prontissimo sin da subito ma, direi, allo stesso tempo portatore di grandi promesse a chi voglia attenderlo anche a lungo. Prima di passare ad altro, segnaliamo della cantina goriziana anche il divertente blended rosso di uve autoctone Sdencina, assaggiato dopo pranzo, intenso ma di grandissima beva, tra frutti impetuosi, spezie scoppiettanti e lunga balsamicità finale.
Stravino – Il banco di Tenuta Stella
Podere Pellicciano – San Miniato- Stravino Pistoia
La seconda saetta è scagliata da Cupido quando ci troviamo al banco del Podere Pellicciano di San Miniato (Pisa), dove oltre a un olio extravergine d’oliva che immaginiamo in abito da sera, tanta è l’eleganza, tra una larga scelta di vini realizzati con accesissima passione più per l’uva che per il mercato, spicca già alla vista il colore nel calice del trebbiano in purezza Fonte Vivo: un limpidissimo oro tendente all’intensità dell’ambra che fulmineo ci trafigge il cuore, seguito da un ricchissimo bouquet di frutta secca e erbe aromatiche. Il bello è che il vino mantiene ciò che promette: i cinquanta giorni di appassimento e la lunga macerazione hanno trasformato il frutto in una carezza sensuale, senza nessuna scompostezza o esagerazione, in un equilibrio godurioso di acidità, alcolicità, misurata tannicità e grande succosità. Trebbiano onorato come merita in questa esemplificazione perfetta della filosofia che soggiace alla pratica del Podere, secondo cui «col legno si fanno le sedie e i tavolini; il vino si fa con l’uva». Applausi. Sia per il vino sia per la massima, che, concordiamo con il vignaiolo, andrebbe stampata sulle magliette. Anche nel caso del Podere Pellicciano ci piace ricordare l’incontro con un rosso: Prato della rocca, un blended di Malvasia nera, Sangiovese, Colorino e Canaiolo fermentati all’unisono, in cui tutto l’amore esercitato nella cura dei vini monovarietali in catalogo si infonde in un siero di mirabolante complessità con uno spettro aromatico praticamente sterminato. Non certo un vino che si incontra tutti i giorni, come ci ricorda, giustamente, e dolorosamente, il prezzo.
Stravino – Il banco di Podere Pellicciano con Fonte Vivo in primo piano
Pit Stop
Dopo una pausa pranzo modesta con schiacciatina (così così) alla mortadella (bòna!) nel bar del Toscana Fair (che ospita anche il ristorante omonimo, già esauritissimo con le prenotazioni), andiamo alla caccia di scintille nei vini rossi.
Prato al Pozzo – Montecucco – Stravino Pistoia
La prima è quella appiccata dai due Arpagone dell’azienda Prato al Pozzo, di Cinigiano (Grosseto), nel territorio del Montecucco. Sia nella versione base sia nella versione Riserva, luccica la non banale delicatezza che la cantina sa trarre dal sangiovese. Se si è piacevolmente rinfrescati dal ventaglio delle spezie di cui si abbellisce la versione base, ancora più sorprendente è l’effetto dell’incontro con il sorso della Riserva. Del legno degli affinamenti non resta che finezza, spezie e note di cioccolato. Mentre i tannini morbidi e dolci copulano con i sentori di pepe, si fa strada una sapidità che si espande sul palato e si fa lunga e persistente, come il ricordo di un bacio in una canzone di Gino Paoli. Se non è amore, è almeno innamoramento. Ci allontaniamo allegri.
Stravino Pistoia – Il banco di Prato al Pozzo
Come nel caso di un rubacuori che all’improvviso termina il suo folleggiare di gioia in gioia, il quarto è anche il colpo di fulmine definitivo, quello che ci fa decidere di concludere le degustazioni prima del previsto, ritenendo di aver raggiunto un apice difficilmente replicabile nella giornata.
Carmina Arvalia – Bolgheri
L’assaggio di Carmina Arvalia 2019, del Podere Trinci di Castagneto Carducci (Livorno), è una rivelazione. Nel cuore del territorio di Bolgheri, come un folletto dal bosco sbuca fuori questa bottiglia che sembra essere arrivata da un altro pianeta per quanto evita di uniformarsi agli obliteratissimi codici del territorio. E in effetti è un po’ in un altrove che affonda le radici questa piccolissima azienda, che si deve all’arrivo dal Salento nel 2003 di Pasquale Perrone e di sua figlia Maria Chiara, e alla loro scelta di coltivare a vigneti un solo ettaro pedecollinare pochi metri sopra il livello del mare nella frazione Fonte di Foiano, rispettando il disciplinare della Bolgheri DOC ma ancor più assecondando un vero culto dell’uva. Lavorazioni completamente manuali, nessun trattamento chimico sul terreno, uve vinificate appena arrivano in cantina, nessuna chiarificazione o filtrazione, et cetera et cetera. Quel che ne viene fuori è, se mi permettete un paradosso, uno spettacolare anti-bolgheri: un vino dall’anima luminosa, niente affatto compiacente o compiaciuto, anzi rigoroso e amichevole al tempo stesso, in cui merlot, cabernet sauvignon, sangiovese, cabernet franc e syrah sembrano essersi ritirati nella loro macerazione come pensatori assorti nei loro pensieri, per poi non tanto fondersi quanto confrontarsi in un lungo, armonioso dialogo a più voci. Qualcuno ha scritto che è un vino poetico ma io direi più poematico: nei soli dieci minuti passati al banco nel bicchiere e nel palato i frutti, le spezie e le erbe dopo un brevissimo incipit sonnacchioso affondato sotto le coltri di un tannino da ossigenare, si mettono in moto e si incalzano a vicenda, ognuna con la propria voce, dando vita a una continua metamorfosi. È l’unico vino della giornata di cui non si può sputare nemmeno una goccia e, anzi, ne chiedo un secondo assaggio, avvinto ormai senza resistenze alla narrazione che continua a evolvere, mentre nel frattempo apprezziamo la consonanza tra questo vino così ricco, autentico, gentile e generoso e le omologhe qualità di chi lo produce e ce lo presenta. Emoziona il pensare cosa deve essere centellinare questa bottiglia nell’arco di qualche giorno (spoiler: lo scoprirò a breve). Stavolta è proprio amore e, c’è da scommetterci, non svanirà presto.
Stravino Pistoia – Il banco di Podere Trinci con Carmina Arvalia
Vivo e lavoro con i libri e tra i libri ma sotto sotto penso in ogni istante a cosa si potrebbe mangiare e bere di buono alla prima occasione. Dei posti in cui sono stato bene amo parlarne con entusiasmo agli amici. Adesso anche qui.