Montaribaldi: Vigneto posto in Barbaresco. Nebbiolo con affinamento di 26 mesi in barrique di primo e secondo passaggio.
Bevuta non entusiasmante lo devo premettere. Così come aggiungo, come ogni volta una bottiglia mi appare deludente, che si tratta dell’esperienza limitata di una singola bottiglia e che pur nella libertà di raccontare non vorrei in alcun modo sminuire il lavoro di chi l’ha prodotta.
Granato scuro il colore, un bouquet non estesisissimo, ma soprattutto marcato da sentori come la vaniglia, il caffè tostato da ricondurre al passaggio in legno. Con la pazienza si riescono a sentire anche profumi più autentici come il ribes nero e la rosa, ma restano sottotraccia in un quadro olfattivo che definirei cupo.
Rispetto ai Barbaresco 2015 precedentemente assaggiati, quasi tutti caratterizzati da radiosa energia ed immediatezza, differisce non poco.
Al palato si replica la stessa dinamica gustativa avvertita al naso. Esordio caldo, voluminoso, ma caratterizzato da quella che io definirei felpata arrendevolezza. Poca energia e molto tannino che asciuga, un finale che quasi non arriva dove si riescono a individuare note fruttate in un ritorno prepotente degli stessi sentori “legnosi” avvertiti al naso.
una serata in compagnia di due famosi vini di Gaiole
Chianti Classico Riserva 2015 – Capannelle & Ama Chianti Classico 2018 – Castello di Ama
Prendo in prestito il titolo di una delle più famose tra le canzoni di Billy Joel, New York State of Mind, per raccontare una serata in compagnia di due belle espressioni di Sangiovese provenienti dalla stessa area geografica. Gaiole in Chianti.
“Some folks like to get away Take a holiday from the neighborhood Hop a flight to Miami Beach or to Hollywood But I’m takin’ a Greyhound on the Hudson River line I’m in a New York state of mind”
Così recita l’inizio della canzone. E così come si decide di risalire il fiume Hudson col Greyhound per riaffermare la propria identità, parafrasando il testo io posso affermare che, mentre alcuni prendono l’aereo dell’esotismo enoico, io e i miei compagni di bevuta, da toscani amanti del nostro vino, prendiamo la corriera del Sangiovese che ci porta in una zona di conforto assoluto, di certezze incrollabili, di sapori unici legati a una tradizione antica.
Ama Chianti Classico 2018
Sangiovese con saldo di Merlot con affinamento in barrique (non nuove)
Fresco. Intenso. Immediato.
Tra il rubino e il purpureo con intensi sentori floreali di viola, mora e frutti scuri, piccoli cenni speziati e terragni. Attacco caldo e voluminoso, succoso. Emergono in allungo una buona vena fresco/sapida, un tannino delicato e nel finale al frutto scuro si aggiunge un piacevole retrogusto di erbe aromatiche.
Chianti Classico Riserva 2015 – Capannelle
Sangiovese in purezza. Acciaio e poi grandi tini di rovere per 10 mesi.
È sanguigno, vigoroso, diretto. Rubino pieno con profumi di marasca e spezie, arancia sanguinella, sentori ematici. Tra i Chianti Classico Riserva che bevuto negli ultimi anni appare come tra i più rigorosi, fedeli e meglio riusciti.
Il sorso è pieno, ma come premesso è vigoroso, fresco, equilibrato, nitido in fase retrolfattiva dove si rievocano l’agrume e la marasca, con un tannino preciso e maturo. Buono da subito.
Non sbagliava quello che disse che a Gaiole nelle annate che altrove danno vini molto potenti vengono vini mediamente più eleganti. In riferimento al Riserva 2015 di Capannelle.
Gaiole in Chianti State of Mind
Chianti Classico Riserva 2015 – Capannelle
Ama Chianti Classico 2018 – Castello di Ama
I borrow the title of one of Billy Joel’s most famous songs, New York State of Mind, to describe an evening in the company of two beautiful expressions of Sangiovese from the same geographical area. Gaiole in Chianti.
“Some folks like to get away Take a holiday from the neighborhood Hop a flight to Miami Beach or to Hollywood But I’m takin’ a Greyhound on the Hudson River line I’m in a New York state of mind”
So goes the beginning of the song. And just as one decides to travel up the Hudson River with the Greyhound to reaffirm one’s identity, paraphrasing the text I can say that, while some take the plane of wine exoticism, my drinking companions and I, as Tuscan lovers of our wine , we take the Sangiovese bus that takes us to an area of absolute comfort, of unshakable certainties, of unique flavors linked to an ancient tradition.
Ama Chianti Classico 2018
Sangiovese with Merlot balance with aging in barriques (not new)
Fresh. Intense. Immediate.
Between ruby and purple with intense floral hints of violet, blackberry and dark fruits, small spicy and earthy hints. Warm and voluminous, juicy attack. A good fresh/savory vein, delicate tannins emerge in the long run and a pleasant aftertaste of aromatic herbs is added to the dark fruit in the finish.
Chianti Classico Riserva 2015 – Capannelle
Pure Sangiovese. Steel and then large oak vats for 10 months.
It is sanguine, vigorous, direct. Full ruby with aromas of morello cherry and spices, blood orange, blood scents. Among the Chianti Classico Riservas that have been drunk in recent years, it appears to be among the most rigorous, faithful and most successful.
The sip is full, but as mentioned it is vigorous, fresh, balanced, clear in the aftertaste phase where citrus and morello cherries are evoked, with precise and ripe tannins. Good straight away.
He wasn’t wrong when he said that in Gaiole in the years that elsewhere produce very powerful wines, on average more elegant wines are produced. In reference to the 2015 Capannelle Reserve.
È un buon Verdicchio questo 2016 della Cantina Offida e dall’ottimo rapporto qualità prezzo.
Bel colore giallo paglierino, aromi di Mela granny smith a.k.a. mela verde, fiori bianchi, cedro candito, qualche cenno gessoso/petroso e di salvia.
L’acidità smagliante in ingresso, c’è sapidità, ma al palato, pur senza essere campione di profondità, non ci si ferma all’impatto tattile e si sviluppano buona persistenza e piacevolezza. Finale che rievoca le erbe aromatiche. Semplice, ma non scontato.
Trova conferma quanto scritto in etichetta sulle prospettive di invecchiamente e prevederei per questa bottiglia ancora un paio di anni sicuri di invecchiamento (se non fosse già vuota).
Grechetto 85% e Trebbiano Spoletino 15% 6 mesi in vasca d’acciaio e qualche mese in bottiglia
Nonostante l’annata ritenuta unanimemente minore, l’umiltà dell’origine e il prezzo conveniente il Fiordaliso 2017 di Roccafiore risulta essere una bottiglia valida e piacevole. Paglierino intenso, mostra una certa consistenza. Non è certo la complessità il suo punto forte, bensì una certa fine concretezza, sia all’olfatto che al palato. Con profumi floreali, di mela golden, mango disidratato. Vino con ottima freschezza e sapidità, dotato anche di un certo spessore e di un piacevole, coerente e persistente aroma di bocca che rendono l’esperienza di beva veramente gradevole.
(Cosa chiediamo a un vino? Cosa chiediamo a noi stessi quando stappiamo una bottiglia? Il vino, come l’uomo, è molte cose. Alimento, bene di posizionamento, esperienza edonica, complemento nutritivo per gli uomini di un tempo, bevanda, collante per sodalizi di vario genere. Ma il Vino ha soprattutto il potere di aiutarci a storicizzare la nostra esistenza aldilà dell’edonismo dell’eterno presente che non stratifica.
L’antefatto – entrare in enoteca
Per il sottoscritto stappare il Nebbiolo di Rinaldi è quasi come chiudere il cerchio di un lungo amore per il vino cominciato casualmente proprio con una bottiglia di Nebbiolo di Giuseppe Rinaldi. Quel pomeriggio di un giorno di molti anni fa che passando davanti a una enoteca sentii il richiamo ad entrare. Fui consigliato dall’illuminato titolare all’acquisto quando ancora i vini di Rinaldi si potevano comprare in enoteca per 15000 lire e non erano oggetto di una speculazione spaventosa e ridicola. Bevendo quel vino compresi che il vino era assai diverso da quello che bevevano i più e cominciai la mia esplorazione che ancora continua)
Nebbiolo 2016 – Giuseppe Rinaldi – Langhe Doc – Barolo
18 mesi in botte grande
Colore granato, vivo e ricco all’olfatto con sentori di viola e di melograno, ribes rosso, genziana e sentori vagamente speziati spinti da dietro da una sottile volatile.
Sembra fatto di una materia indisgregabile, di una stoffa resistentissima. Giovane e come tale non incline al compromesso. Assertorio senza essere sfrontato, acidità verticale, tesa, che scende e riscende, tannino serrato e nobile, ma non asciuga e sul finale, che definire infinito non è un eufemismo, si fa strada la gentilezza del frutto, melograno in corrispondenza totale col naso, con cui ti saluta questo vino.
Non è un vino equilibrato, anzi è burbero a tratti, ma a mio avviso è buono da bersi adesso proprio cercando di immaginare quel famoso ipotetico punto d’equilibrio di cui spesso si parla e che nessuno può garantirci che il vino raggiungerà effettivamente e tantomeno nessuno può garantirci di esserci quel giorno che il vino sarà considerato pronto da bere.
Langhe Nebbiolo 2016 – Giuseppe Rinaldi
18 months in large barrels
Garnet colour, lively and rich on the nose with hints of violet and pomegranate, red currant, gentian and vaguely spicy hints pushed from behind by a subtle volatile.
It seems to be made of an indisintegrable material, of a very resistant fabric. Young and as such not inclined to compromise. Assertive without being brazen, vertical, tense acidity, which descends and descends, tight and noble tannin, but does not dry out and on the finish, which to define infinite is not a euphemism, the kindness of the fruit makes its way, pomegranate in total correspondence with the nose, with which this wine greets you.
It is not a balanced wine, in fact it is gruff at times, but in my opinion it is good to drink now just trying to imagine that famous hypothetical point of balance which is often talked about and which no one can guarantee us that the wine will actually reach, much less anyone can guarantee us to be there on the day that the wine is considered ready to drink.
Lo compro senza particolari aspettative principalmente perché Pistoia è l’unica provincia italiana dove la terra è coltivata quasi esclusivamente a ulivi o per scopi florovivaistici e non ci sono produttori o vignaioli di grido. Lo so perché sono di Pistoia, ma lo sanno anche fuori provincia.
Vari vitigni autoctoni in percentuali non specificate (bianchi e rossi) per questo rosso/rosato da merenda dell’Azienda Val di Buri di Pistoia, nome abbastanza nuovo della scena dei vini naturali italiani. Fermentazione spontanea e acciaio.
Lo propongo a un pranzo di famiglia dopo averlo stappato la sera prima per raccogliere pareri. Entusiasta la decana della famiglia che ci risente la leggiadria e la bevibilità dei vini di un tempo che facevano in famiglia, poco entusiasta il suocero che lo definisce “una vinella”, soddisfatto uno zio dall’altro lato del tavolo che invece lo definisce “un vino del contadino senza i difetti tipici del vino del contadino”.
Ottiene pareri diversi, ma non passa inosservato.
A me è sembrato un vino semplice, color rosso rubino vivace con profumi elementari, ma di buona intensità, di viola, ciliegia e cinnamon, proprio quello delle cingomme anni 70, si avverte poco sangiovese al naso così come al palato, dove si percepisce una certa fruttata gentilezza, piacevolezza generale e scorrevolezza per una bevuta disinvolta.
Venerdì sera, grazie agli amici dell’enoteca Nati Stanchi di Pistoia, ottima accoppiata di vini in buona compagnia. Tavolo rigorosamente all’aperto, distanziamento regolamentare, luce scarsa (vedi foto).
Due fulgidi esempi di come si riesca a fare vini di grande carattere, intensità e pulizia espressiva lavorando all’interno del mondo delle metodiche naturali.
Pinot Gris Osperling 2019 Domaine Gross Merlot 2013 di Slavcek
Il Pinot Grigio di Domaine Gross (Alsazia), 25 giorni di macerazione, lieviti non selezionati no solforosa, è più di un Orange Wine, cromaticamente parlando, e arriva a toni di rosa corallo che ricordano quello di certe birre. Profumi di albicocca disidratata, camomilla, bitter.
Ma è in bocca che l’Osperling gioca la sua partita con una suadenza e una presenza non comuni. Volume, flessuosità, persistenza.
Il Merlot 2013 di Slavcek è un vino di rara forza. 25 giorni di macerazione, fermentazione spontanea e poi 2 anni in botte di rovere e barrique usate.
Rubino tendente al purpureo, naso diretto ed esplosivo di mirtillo, praticamente come averne un bicchiere in mano, cannella, viole.
Il sorso è vibrante, caldo e carnoso. Tannini finissimi e allungo in progressione che sembra non finire.
Pensando alla possibilità che potrebbe essere anche l’ultima sera prima del nuovo lockdown, enoicamente è stata spesa bene.
Alla prima folata di vento freschino e ai primi sentori del calo termico metto subito sul fuoco un tegame di salsicce rifatte coi fagioli. Poi vado alla ricerca di una bottiglia di rosso, che abbia una buona struttura, tannini vivi e una bella persistenza per accompagnare questo succulento piatto della tradizione toscana. Dalla cantina viene fuori il Cabernet Franc 2015 dell’Azienda Flaibani di Cividale del Friuli.
Vino di cui conservo un bel ricordo dal giorno in cui lo bevvi durante la visita alla cantina e che ricordo possedere le caratteristiche ricercate.
Rosso rubino scuro, c’è forza nei profumi che richiamano la viola, la mora, la liquirizia, ma è proverbiale la componente speziata.
In bocca è un bel mix di struttura e bevibilità, esordio di velluto e poi una bella accelerata grazie alla bella freschezza e alla misurata rusticità. La pai cercata c’è e trovano il tempo di tornare il frutto di bosco e le spezie per una bevuta soddisfacente e un abbinamento inedito, ma azzeccato.
Cabernet Franc 2015 – Flaibani
At the first gust of fresh wind and the first hints of a drop in temperature I immediately put a pan of sausages made with beans on the fire. Then I go in search of a bottle of red, which has a good structure, lively tannins and a nice persistence to accompany this succulent traditional Tuscan dish. From the cellar comes the Cabernet Franc 2015 of the Flaibani company of Cividale del Friuli.
A wine of which I have fond memories from the day I drank it during the visit to the cellar and which I remember possessing the sought-after characteristics.
Dark ruby red, there is strength in the aromas that recall violets, blackberries, liquorice, but the spicy component is proverbial.
In the mouth it is a nice mix of structure and drinkability, a velvety onset and then a nice acceleration thanks to the beautiful freshness and measured rusticity. The pai they were looking for is there and they find time to bring back the berries and the spices for a satisfying drink and an original but successful combination.
I Cortacci di Lamole 2018 Bianco – Le Masse di Lamole – Alta Valle della Greve IGT
Ci sono vini che si raccontano con un surplus di piacere personale dovuto alla simpatia, all’apprezzamento del prodotto, al ricordo delle gite in compagnia.
È il caso dei vini di Annamaria e Giuliano da Lamole proprietari dell’azienda Le Masse di Lamole.
Questo bianco nasce da vigneti posti a circa 700 metri sulla sommità del poggio di Lamole e ci racconta che anche nella culla del Sangiovese è possibile fare un buon vino bianco con Trebbiano e Malvasia affinate in vetroresina e le condizioni pedoclimatiche uniche di questo luogo
Giallo paglierino con profumi decisi di Narciso, mela golden, mentuccia comune (nepitella). Non complesso, ma incisivo.
Al palato mostra carattere solido, diretto, intenso. A predominare è la sapidità in un quandro gustativo equilibrato, ma a spiccare però è l’intensità dell’aroma aroma di bocca. Finale buono che rievoca la nespola e le erbe aromatiche.
Da provare in abbinamento al Tonno di Coniglio o in alternativa al Tonno del Chianti per lussuose merende indimenticabili.
Enonauta/Degustazione di Vino #097 – review – I Cortacci di Lamole 2018 – Le Masse di Lamole | Forse il bianco più alto della Toscana
I Cortacci di Lamole 2018 Bianco – Le Masse di Lamole – Alta Valle della Greve IGT
There are wines that are told with a surplus of personal pleasure due to sympathy, appreciation of the product, the memory of trips with friends.
This is the case of the wines of Annamaria and Giuliano da Lamole, owners of the Le Masse di Lamole company.
This white comes from vineyards located about 700 meters on the top of the Lamole hill and tells us that even in the cradle of Sangiovese it is possible to make a good white wine with Trebbiano and Malvasia aged in fiberglass and the unique pedoclimatic conditions of this place
Straw yellow with strong aromas of narcissus, golden apple, common mint (catmint). Not complex, but incisive.
On the palate it shows solid, direct, intense character. The flavor predominates in a balanced gustatory context, but what stands out is the intensity of the aroma in the mouth. Good finish that recalls medlar and aromatic herbs.
Try it in combination with rabbit tuna or as an alternative to Chianti tuna for luxurious, unforgettable snacks.
Vino iconico nato da una idea di Luciano Degiacomi portata poi avanti Beppe Colla dei Poderi Colla che alla prova del bicchiere dimostra di valere oltre l’iconicità.
85 dolcetto e 15 nebbiolo. Vinificazione separata, assemblaggio e un anno in botti di rovere.
Ne risulta un dolcetto a cui il nebbiolo dona precisione. Rubino scuro di colore, al naso comincia Dolcetto con note floreali, di prugna matura e mirtillo, spezie e termina Nebbiolo, se solo si dà il tempo alla bottiglia di durare più del tempo di una cena, con note di genziana e altre piante aromatiche.
Caldo, sapido e teso al palato, centrobocca appagante e buon finale, più nebbiolo che dolcetto, centrato sulla radice aromatica e con tannini maturi e di buona forza.
Vino buono e peculiare che brilla per pulizia ed espressività, per il rapporto qualità prezzo, per le prospettive di invecchiamento e per la capacità di accompagnare a tavola.
Bricco del Drago 2015 – Langhe Doc – Poderi Colla
Iconic wine born from an idea by Luciano Degiacomi then carried forward by Beppe Colla dei Poderi Colla which, when tested by the glass, proves to have value beyond iconicity.
85 Dolcetto and 15 Nebbiolo. Separate vinification, assembly and one year in oak barrels.
The result is a dessert to which the Nebbiolo gives precision. Dark ruby in colour, the nose begins with Dolcetto with floral notes, of ripe plum and blueberry, spices and ends with Nebbiolo, if only the bottle is given time to last longer than a dinner, with notes of gentian and other aromatic plants.
Warm, savory and tense on the palate, satisfying in the mouth and a good finish, more Nebbiolo than Dolcetto, centered on the aromatic root and with ripe and well-strength tannins.
A good and peculiar wine that shines for its cleanliness and expressiveness, for its quality-price ratio, for its aging prospects and for its ability to accompany at the table.